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L'AGENZIA DI FIDUCIA CHE TI SEGUE OVUNQUE

BAYAHIBE, LA PERLA DEI CARAIBI

Un viaggio non inizia nel giorno in cui si parte, ma molto tempo prima, nella nostra mente, quando sfogliando tra le pagine di un catalogo, o navigando nel web, i nostri occhi indugiano su quelle foto che promettono paesaggi da sogno, e ci immaginiamo già lì, sdraiati su quella spiaggia candida, di fronte ad un mare dai colori che lasciano senza respiro.

E così, rapiti da quelle atmosfere e da quei colori contattiamo l’agenzia più vicina consigliataci dal gruppo Ventaglio, la “Viaggi Carmen” di Aprilia che, con competenza e cortesia, ha fatto in modo che questo sospirato viaggio, divenisse realtà. Detto tra noi, non è così frequente incontrare persone cordiali e disponibili, che -invece di liquidarti con quattro parole, come spesso succede- ti dedicano del tempo illustrandoti nei dettagli le caratteristiche del viaggio che stai per intraprendere: non è poi affatto frequente che il proprietario dell’agenzia ti fornisca il numero del suo cellulare pregandoti di avvisarlo, durante il viaggio, in caso di necessità!

Arriviamo a Bayahibe all’alba, dopo un lungo ma confortevole volo, e fuori dall’aeroporto un pullman ci conduce al villaggio, il Gran Dominicus, immerso in un meraviglioso e rigoglioso giardino tropicale, con piccole siepi fiorite a contornare i vialetti, fontane spumeggianti e ombreggianti palme. Inutile dire che ci siamo precipitati in camera ad indossare il costume e siamo corsi in spiaggia, una spiaggia di sabbia bianca e fina come farina, ed un mare color smeraldo.

Una mattina partiamo con le lance diretti verso il Parco dell’Este, in quelle che i dominicani chiamano “le piscine”: si tratta di una zona in cui l’acqua del mare è bassa ed è possibile fare il bagno assieme alle stelle marine, che spiccano, grazie al loro colore, tra i flutti trasparenti. Durante questa sosta, le guide ci offrono del Rhum misto a Coca Cola, per festeggiare il “battesimo del mare”: e anche chi, come me, solitamente non beve, prova ad assaggiare almeno un sorso di questo tipico drink. Poi arriviamo a Saona, che ci accoglie con il suo fascino selvaggio di isola quasi disabitata (nell’isola è infatti presente un solo piccolo villaggio di pescatori). Qui, tra sole, piatti a base di aragosta, musica caraibica in sottofondo, è veramente difficile non sentirsi a casa, anche se il nostro indirizzo è 8000 km più in là.

Alcuni giorni dopo, attraversando avventurosamente sentieri sterrati alla guida di piccole jeep biposto, ci siamo recati nell’entroterra a visitare le piantagioni di canna da zucchero. Abbiamo avuto la possibilità di vedere uno dei villaggi abitati da haitiani, le loro piccole case di legno dai colori vivaci, colori che fanno venire alla mente i quadri tipici di questa regione, la scuola elementare ed i bambini che ci aspettavano sui bordi delle strade, come sempre accade nei paesi poveri come questo. Mentre procediamo all’interno della piantagione ci rendiamo conto che si tratta di uno spazio immenso: le guide ci dicono infatti che questa piantagione ha un’estensione di 50 km2 , e che nel paese ce ne sono altre 300. Dopo aver effettuato una piccola sosta per dissetarci ed assaggiare l’interno zuccherino delle canne, cambiamo il nostro mezzo di trasporto e continuiamo la nostra escursione a bordo di quad, alla volta del Rio Des Chavon, una zona di selvaggia e incontaminata bellezza utilizzata come scenario naturale per alcuni famosi film.

Nel villaggio le giornate trascorrevano allegramente tra mare, palme e cielo, in pieno relax o seguendo le molteplici attività organizzate dagli animatori, mentre le serate prendevano vita al ritmo del merengue, della salsa e della bachata, e si prolungavano fino a notte fonda in discoteca o nel bar della spiaggia.

di Dott.ssa Ronchi C.

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Il Parco dell’Este.

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Il mare dell’Isola di Saona, il cui nome deriva dalla città da cui proveniva il suo scopritore, Savona.

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La spiaggia e il mare del Villaggio Gran Dominicus, Bayahibe, Repubblica Dominicana.

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Le jeep guidate da noi durante l’escursione alle piantagioni di canna da zucchero, e uno scorcio del Rio de Chavon.

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Danze in costume dominicano all’interno del villaggio.

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